Il 2026 non è “un altro anno di innovazione”. È l’anno in cui molte trasformazioni iniziate nel biennio precedente diventano standard operativo: l’AI smette di essere un progetto “pilota”, la ricerca online cambia forma, le competenze richieste ai team si spostano verso l’ibrido (umano + digitale) e la sostenibilità entra nei processi come vincolo misurabile, non come messaggio di comunicazione. In questo scenario, parlare di “trend” ha senso solo se li traduciamo in decisioni pratiche: dove investire, cosa sperimentare, quali skill costruire e come misurare l’impatto. Qui sotto trovi i macro-trend chiave del 2026, con i segnali più forti e cosa significano per aziende e brand. Trend 1: AI Everywhere: da “tool” a infrastruttura del business Il primo macro-trend è semplice: l’AI non è più un reparto, un software o un esperimento. Diventa infrastruttura, come lo sono stati cloud e mobile. McKinsey stima che l’AI generativa possa generare tra 2,6 e 4,4 trilioni di dollari l’anno di valore economico potenziale attraverso use case aziendali, soprattutto in ambiti come customer operations, marketing & sales, software engineering e R&D. Esempio concreto: nel marketing, l’impatto non è solo “scrivere testi più velocemente”, ma ripensare l’intero ciclo: insight → concept → creatività → produzione multicanale → ottimizzazione. McKinsey evidenzia che l’AI generativa può aumentare la produttività del marketing con un valore stimato tra 5% e 15% della spesa marketing (in base ai processi e all’adozione). Cosa fare nel 2026 Passare da “tool adoption” a process adoption (dove l’AI entra in workflow reali). Definire governance, sicurezza e qualità dati come prerequisiti, non come post-it a fine progetto. Trend 2: AI Agentica: dagli assistenti agli “agenti” che agiscono Il salto più interessante del 2026 è l’evoluzione verso AI agentica: sistemi che non si limitano a rispondere, ma pianificano e compiono azioni per raggiungere obiettivi. Gartner ha messo “Agentic AI” tra i trend strategici: descrive sistemi capaci di pianificare e agire autonomamente e prevede che entro il 2028 almeno il 15% delle decisioni quotidiane di lavoro sarà preso in modo autonomo tramite agentic AI (da ~0% nel 2024). Questo sposta la discussione da “efficienza” a responsabilità: chi controlla? chi valida? come si traccia ciò che un agente ha fatto? Il tema sicurezza cresce in parallelo: anche perché, se l’azienda usa agenti per operare su sistemi sensibili (CRM, procurement, HR, finance), l’attacco informatico cambia bersaglio. Un segnale “di mercato”: stanno crescendo investimenti e prodotti dedicati proprio a sicurezza e governance degli agenti AI. Esempio concreto: agenti che gestiscono ticket di assistenza, generano offerte, aggiornano sistemi, orchestrano campagne, monitorano anomalie o gestiscono micro-processi di supply chain. Il valore è enorme, ma richiede regole: audit, log, permessi, escalation. Cosa fare nel 2026 Disegnare “human-in-the-loop”: dove l’agente decide e dove l’umano approva. Mettere in piedi controlli: accessi, tracciabilità, policy, valutazione rischi. Trend 3: Future of Work: competenze ibride e “pensiero critico” come vantaggio Il lavoro nel 2026 non cambia solo per automazione. Cambia perché diventano centrali skill che integrano tecnologia, contesto e judgment. Il World Economic Forum, nel Future of Jobs Report 2025, fotografa come aziende e settori stiano ripensando ruoli e competenze nel periodo 2025-2030, basandosi sulle risposte di oltre 1.000 datori di lavoro (14+ milioni di lavoratori rappresentati). Il punto chiave: le aziende non cercano solo “prompting”. Cercano persone che sappiano: usare l’AI in modo pratico, validare output, ragionare per scenari, tradurre dati in decisioni, mantenere etica e qualità. Esempio concreto: un team marketing “AI-enabled” non è un team che usa ChatGPT. È un team che ha: un processo di briefing e validazione, standard per brand voice e fact-checking, asset library e governance, KPI che misurano efficienza + qualità. Cosa fare nel 2026 Upskilling “a pacchetti”: AI literacy + critical thinking + data storytelling + governance. Formazione “progettuale”: casi reali, output concreti, playbook riusabili. Trend 4: Marketing AI-first e la rivoluzione della discovery: dalla SEO alla “search experience” Nel 2026 si consolida un cambio di paradigma: molte persone incontrano i brand non passando dai “10 link blu”, ma attraverso risposte sintetiche generate dall’AI. Deloitte (TMT Predictions 2026) prevede che entro il 2026 l’uso quotidiano dell’AI dentro la search sarà 3 volte quello delle app AI standalone; e che circa 29% degli adulti nei Paesi sviluppati vedrà almeno una “AI-generated search summary” al giorno, mentre solo il 10% userà quotidianamente app AI standalone. Cosa significa? Che la scoperta diventa “answer-driven”: se non sei compreso/interpretato dalle macchine, rischi di sparire dal nuovo funnel. Esempio concreto: una pagina prodotto non deve solo “posizionarsi”. Deve essere: strutturata, citabile, chiara, verificabile, utile in modalità snippet/answer. Questo porta al passaggio da SEO a una combinazione di SEO + AEO (Answer) + GEO (Generative). Il naming cambia spesso, ma la sostanza è: non basta essere in pagina 1, bisogna essere “riassumibili e affidabili”. Cosa fare nel 2026 Contenuti “machine-readable”: schema, FAQ, fonti, autorialità, aggiornamenti. Strategy: presidiare query informative ad alta intenzione e creare asset che i modelli possano citare. Trend 5: ESG e sostenibilità “operativa”: dai messaggi ai sistemi Nel 2026 la sostenibilità accelera su due assi: reporting più strutturato e uso di AI/dati per rendere ESG misurabile dentro processi reali (procurement, logistica, supply chain). IDC, nel perimetro FutureScape 2026, posiziona l’AI (anche agentica) come abilitatore dei trend ESG: ad esempio, prevede che entro il 2030 oltre il 65% delle aziende userà software ESG basati su AI agentica per procurement sostenibile, riducendo emissioni e aumentando efficienza/resilienza. Sul fronte logistico, Reuters riporta che il freight logistics pesa circa 7–8% delle emissioni globali e che strumenti AI potrebbero ridurle del 10–15% attraverso ottimizzazioni (routing, load planning, manutenzione predittiva, smart warehousing). Esempio concreto: ottimizzazione dei trasporti e dei magazzini con AI può ridurre consumo carburante, sprechi e tempi; ma richiede dati affidabili e collaborazione tra sistemi e partner (tema spesso sottovalutato). Cosa fare nel 2026 ESG “by design”: integrare metriche nei processi, non solo nel report. Progetti pilota ad alto impatto (logistica, energia, procurement) con KPI chiari. Trend 6: Consumatore 2026: stress, semplicità, identità e “wellness pro” Nel 2026 il consumatore cerca controllo e senso, anche perché vive una realtà di pressione economica e informativa. Non basta promettere: bisogna essere coerenti e utili. Euromonitor, nei Global Consumer Trends 2026, evidenzia quattro direzioni forti: bisogno di comfort e semplicità, autenticità e self-expression, “wellness” che diventa più professionale e scientifico, influenza crescente di brand e modelli asiatici digital-first. Due dati molto utili per marketing e posizionamento: 58% dei consumatori dichiara stress moderato-estremo quotidiano (“Comfort Zone”). 49% sarebbe disposto a pagare 10% o più per prodotti beauty premium con formulazione scientifica (“Rewired Wellness”). Esempio concreto: non è più “wellness = yoga e tisane”. È: wearable, routine validate, ingredienti scientifici, claim misurabili, servizi “pro-grade”. E, allo stesso tempo, cresce l’esigenza di semplicità: meno frizione, più chiarezza, meno overload. Cosa fare nel 2026 Proposte che riducono ansia e complessità: UX semplice, messaggi chiari, proof. Iper-segmentazione: prodotti e contenuti che riflettono identità e bisogni specifici. Trend 7: Contesto macroeconomico: crescita “subdued” e pressione su produttività Il contesto economico è il terreno su cui tutto si muove. E il 2026 viene descritto come anno di crescita globale stabile ma contenuta, con incertezza elevata. L’ONU (World Economic Situation and Prospects 2026) prevede una crescita dell’output globale intorno al 2,7% nel 2026, sotto la media pre-pandemia (circa 3,2%). In parallelo, la World Bank (Global Economic Prospects) segnala un outlook attorno al 2,6% per il 2026 e avverte che la crescita resta troppo debole per ridurre rapidamente povertà estrema, con forti divergenze tra aree. In un mondo così, la priorità per aziende e organizzazioni diventa: fare di più con meno, ma senza bruciare persone e brand. Qui l’AI torna protagonista non come moda, ma come leva di produttività—purché governata bene. Cosa fare nel 2026 Investire su efficienza intelligente: automazione + qualità + benessere. Ridurre sprechi operativi: process mining, workflow, knowledge management. So what? Nel 2026 vince chi “traduce” i trend in capability Se dovessimo sintetizzare: il 2026 premia chi trasforma questi trend in capabilities (competenze + processi + governance), non chi colleziona tool. AI come infrastruttura → serve integrazione nei processi. AI agentica → servono regole, audit, sicurezza e responsabilità. Future of work → servono skill ibride e training progettuale. Discovery AI-driven → serve contenuto citabile, strutturato, affidabile. ESG operativo → servono dati e KPI embedded. Consumatore stressato e identitario → serve semplicità + autenticità + proof. Economia “subdued” → serve produttività sostenibile. I macro-trend non creano valore da soli: serve una strategia, competenze reali e un metodo che trasformi l’innovazione in impatto operativo. In LFM progettiamo Master AI, percorsi di upskilling, workshop strategici e programmi di trasformazione su misura per aziende e team che vogliono governare – non subire – il cambiamento. Dalla definizione dei casi d’uso alla messa a terra dei processi, fino alla misurazione dei risultati, accompagniamo le organizzazioni a costruire competenze, efficienza e vantaggio competitivo nel nuovo scenario 2026. 👉 Contattaci per una consulenza o per progettare un Master AI personalizzato per la tua azienda. Il futuro si costruisce oggi.